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In tema di interpretazione della volontà testamentaria

La Corte di Cassazione in una recente sentenza del 12.3.2019, n.7025 ha trattato il caso di un testatore che attribuiva a titolo di legato alcuni immobili all'arcidiocesi, "per fini di culto e di religione" precisando, con una successiva missiva dattiloscritta e non autografa, che sarebbero dovuti servire quale ricovero per i sacerdoti poveri.

 

Ebbene la Corte precisa che la lettera dattiloscirtta non può integrare la volontà del testamento non rispettando evidentemente i requisiti di forma, non essendo autografa.

 

Il principio appare chiaro, la volontà testamentaria deve emergere da un atto qualificabile come testamento, soprattutto, in un caso come questo nel quale nella successiva missiva si imponeva un modus al legato che conseguentemente sarebbe dovuto essere trasfuso nel testamento stesso.

 

Ciò che si ritiene importante è probabilmente la distinzione tra volontà testamentaria (che deve risultare dal testamento stesso) ed interpretazione della volontà stessa, la quale , come ribadito nella sentenza stessa, "va individuata sulla base dell'esame globale della scheda testamentaria e non di ciascuna singola disposizione e che al fine di superare eventuali dubbi sull'effettivo significato di parole ed espressioni usate dal testatore deve farsi riferimento anche ad elementi estrinseci alla scheda stessa, come la cultura, la mentalità le abitudini espressive e l'ambiente di vita del testatore medesimo".

 

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