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La Cassazione non condivide la tesi dell'Agenzia delle Entrate sulle masse plurime originate da un'eredità, rinunciata da un coerede, così tassando all'1%

Una recente sentenza  della Corte di Cassazione, 28 marzo 2018, n.7604, passata forse sotto silenzio, , precisa un principio interessante per gli eredi che, ricevuta l'eredità, debbano dividere i beni usufruendo dell'accrescimento della quota di un erede rinunciatario, già comproprietario di alcuni beni unitamente al decuius.

 

In pratica alla morte del marito, la moglie, già comproprietaria di alcuni beni, rinuncia all'erdità, facendo ereditare i figli, a cui sono andate  le quote intestate alla madre. Gli stessi si sono poi divisi i beni chiedendo di pagare l'imposta dell'1%

 

In primo e secondo grado, i contribuenti sono risultati soccombenti, poichè le Commissioni di merito avevano applicato la tassazione per masse plurime, applicando quella proporzionale per l'eccedenza imputable alla quota ereditaria rinunciata dalla madre, ma la Cassazione censura le loro statuizioni, affermando che:

 

in tema di imposta di registro (nonchè ipotecaria e catastale) l'art. 34, comma 4, del D.P.R. n.131 del 1986, suppone doversi tenere conto, ai fini della tassazione della divisione fra i coeredi, del rapporto genetico fra il titolo e la massa dividenda, Ne consegue che la cessione della quota di un coerede agli altri non determina l'acquisizione di nuovi beni alla massa dividenda, ma una semplice variazione di tipo soggettivo, che non altera l'oggetto della comunione, sicchè ai sensi dell'art. 34, 4 comma, sopra richiamato, la comunione deve essere considerata come unica e di origine successoria. 

 

Pur dovendosi rilevare che nella specie l'ultimo acquisto di quota è stato fatto per atto tra vivi (rinuncia all'eredità), si è pur sempre trattato di acquisto di una quota ideale dei medesimi beni già compresi nella massa ereditaria. Dunque, nel rapporto tra il titolo e la massa dei beni, la comunione era sempre quella sotto il profilo causale ancorata al titolo succesorio. Ne consegue che la cessione di quota da un coerede agli altri, non avendo determinato in sè alcuna alterazione dell'oggetto della comunione, ha rappresentato una variazione di tipo meramente soggettivo.

 

 

 

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