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Doppia tutela per il minore chiamato all'eredità

La Corte di Cassazione in una recente sentenza del 5.6.2019, n.15267 ha trattato il caso in cui chiamato all'eredità sia un minore.

 

In questi casi, il nostro ordinamento prevede che, il genitore possa – non debba – accettarla o rinunciarvi; in caso sia di accettazione sia di rinuncia sarà necessaria autorizzazione del giudice tutelare ex art. 320 c.c..

 

 Nel caso di accettazione, essa deve essere necessariamente fatta con beneficio di inventario ai sensi dell’art. 471 c.c., norma protettiva che, attraverso l’obbligo di accettazione col beneficio di inventario, impedisce – compiuto l’inventario – l’effetto della confusione tra i patrimoni dell’erede e quello ereditario, con conseguente limitazione della responsabilità dell’erede nei limiti del valore dell’attivo ereditario.

 

In altri termini, il genitore non ha scelta in caso di accettazione per conto del figlio, di dare vita ad una procedura che tenga distinto il patrimonio del de cuius da quello dell'erede sino a quando non si conosca effettivamente l'ammontare dell'attivo e del passivo attraverso l'inventario.

 

La sentenza precisa poi che qualora il genitore  non compia l’inventario – necessario per poter fruire della limitazione della responsabilità – si pone, per i minori e altri incapaci, una particolare ulteriore tutela, ossia, l’inapplicabilità della decadenza dal beneficio di inventario così come prevista in generale per i soggetti capaci, prevedendo la norma speciale dell’art. 489 c.c., che “i minori, gli interdetti e gli inabilitati non si intendono decaduti dal beneficio d’inventario, se non al compimento di un anno dalla maggiore età o dal cessare dello stato d’interdizione o d’inabilitazione, qualora entro tale termine non si siano conformati alle norme della presente sezione”.

 

in altri termini, se il genitore non compie l'inventario dei beni, il minore non decade dai benefici della procedura, avendo un anno di tempo per redigere l'inventario, dal compimento della maggiore età.

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