E'qualificabile come legato ex lege il diritto di abitazione del convivente?

Con la risposta n.463 del 4.11.2019, l'Agenzia delle Entrate prende posizione sulla natura del diritto di abitazione del convivente in caso di decesso del compagno, proprietario esclusivo della casa dove vivevano, affermandone la natura di diritto personale di godimento e non quale legato ex lege, per effetto della Legge n.76/2016,  sulle unioni civili e disciplina delle convivenze.

 

Ciò significa che il diritto di abitazione, come richiesto dagli eredi, non va inserito nella dichiarazione

di successione, come diritto del convivente, con ciò facendo permanere l'imposta piena a carico degli 

eredi stessi.

 

L'Agenzia ribadisce, peraltro, che con riferimento al caso oggetto dell'interpello in esame si ritiene che lo status di convivente possa essere riconosciuto sulla base di una autocertificazione resa ai sensi del citato articolo 47  della legge sopra richiamata sebbene la convivenza con il de cuius non risulti da alcun registro anagrafico e la convivente superstite non abbia la residenza  anagrafica nella casa di proprietà del de cuius.

 

Con riferimento, inoltre, al diritto di abitazione riconosciuto al convivente di fatto superstite occorre far riferimento al comma 42 della citata legge 76 del 2016 secondo cui "Salvo quanto previsto dall'articolo 337-sexies del codice civile, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un

periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni(.)". 

 

Sul punto con la sentenza n. 10377 del 27.04.2017 la Suprema Corte ha chiarito che "la convivenza "more uxorio", quale formazione sociale che dà vita ad un autentico consorzio familiare, determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare, con la conseguenza che l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa, compiuta da terzi e finanche dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio (cfr. Corte Cass. Sez. 2, Sentenza n. 7214 del 21/03/2013; id. Sez. 2, Sentenza n. 7 del 02/01/2014).

 

Tale situazione giuridica non immuta, tuttavia, al regime legale della detenzione del bene, in quanto riconducibile ad un diritto personale di godimento che viene acquistato dal convivente in dipendenza del titolo giuridico individuato dall'ordinamento nella comunanza di vita attuata anche mediante la coabitazione, ossia attraverso la destinazione dell'immobile all'uso abitativo dei conviventi(.).

 

Il riconoscimento del diritto di continuare ad abitare nella casa comune ad opera del citato articolo 1 comma 42 della legge n. 76 del 2016 è volto a garantire la tutela del diritto all'abitazione dalle pretese restitutorie dei successori del defunto per un lasso di tempo ragionevolmente sufficiente a consentite al convivente superstite di provvedere in altro modo a soddisfare l'esigenza abitativa.

 

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