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Il testatore può dichiarare di aver fatto delle donazioni ?

 La risposta è senz'altro affermativa, ma attenzione al valore da dare a queste dichiarazioni.

Il caso è stato oggetto di una recente decisione del Tribunale di Torino, (25.7.2019) secondo la quale le dichiarazioni contenute nel testamento volte a confermare l'esistenza di pregresse donazioni, nel caso specifico, a favore dei figli, devono considerarsi come indizi (e non certo come confessione) che dovranno comunque trovare un adeguato ulteriore riscontro.

La fattispecie, presa in esame, riguardava un testamento pubblico, nel quale il testatore nel nominare gli eredi universali, aveva anche disposto di non lasciare beni alle figlie, avendo già provveduto in vita a regolare i loro diritti successori attraverso donazioni, sopratutto indirette: per esempio aveva dato il denaro per l'acquisto di beni immobili.

La sentenza, richiama un contrasto giurisprudenziale e dottrinale, circa la valenza da attribuire alla dichiarazione del testatore a soddisfare la quota del legittimario mediante donazioni dirette o indirette.

Precisa, tuttavia, la pronuncia che se è certo che il testatore non potrebbe, con una falsa attestazione, privare il legittimario della quota di riserva a costui spettante per legge, è altrettanto certo come non possa, per ciò solo, escludersi a priori qualsivoglia rilevanza sostanziale e probatoria di una tale dichiarazione: e ciò in ragione della necessità di assicurare che al legittimario non siano assegnati beni aggiuntivi che, sommati a quelli eventualmente già ricevuti per atto di liberalità dal de cuius, consentano al predetto legittimario di conseguire una quota del compendio ereditario di consistenza maggiore rispetto a quella, di riserva, che il testatore (per le più svariate ed insindacabili ragioni) gli ha inteso attribuire.

Più in particolare, sul piano del rilievo probatorio, la dichiarazione (di totale o parziale) tacitazione della quota spettante al legittimario - dichiarazione in ordine alla quale deve escludersi ogni valenza confessoria (posto che il fatto asseritamente confessato sarebbe contrario non già al dichiarante quanto piuttosto al terzo legittimario), assume certamente valenza di indizio delle donazioni ricevute dal de cuius, indizio che deve concorrere con altri elementi i quali (se complessivamente gravi, precisi e concordanti) ben possono assurgere al livello di piena prova.

 



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