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La retro-donazione che forma deve avere?

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 3.3.2020 n.5937, afferma che il contratto risolutivo, ossia volto a risolvere il contratto principale, nel caso specifico, una donazione, deve  anch'esso rivestire la forma dell'atto pubblico con la presenza di due testimoni.

 

Come è noto, infatti, la donazione, proprio perchè contratto con il quale il donante per spirito di liberalità attribuisce al donatario beni o diritti, richiede, a pena di nullità, che il contratto sia formalizzato per atto notarile per iscritto alla presenza di due testimoni.

 

Ciò che viene affermato nella pronuncia in esame è la necessità di stipulare con la stessa forma dell'atto pubblico anche l'atto di retro-donazione ossia di scioglimento della precedente donazione.

 

Il caso sottoposto al giudizio della Corte riguardava l’accordo raggiunto in sede di separazione fra coniugi con il quale il donatario aveva espresso il consenso a restituire il bene donato,  poi rimasto inadempiuto.

 

L'altro coniuge ha quindi cercato di convincere la Cassazione di  considerare l’accordo risolutivo della donazione come un negozio a sé stante che troverebbe la sua causa nel particolare contesto dell'accordo  di separazione coniugale nel quale esso è stato stipulato (quindi non atto pubblico), ma i Giudici sono stati di diverso avviso.

 

Secondo la Corte, l’accordo di separazione coniugale, contenente donazioni da parte di un coniuge nei confronti dell’altro coniuge, «ha nell ’esperienza giudiziaria una sua tipicità sostenuta dalla volontà dei coniugi di dare una sistemazione» ai loro rapporti patrimoniali in occasione della separazione.

 

In tale contesto, l’intento di tali accordi sfugge ad una connotazione sia in termini di donazione, sia in termini di compravendita, in assenza di un prezzo.

 

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