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Il prelievo dell'intero saldo sul conto cointestato, implica accettazione tacita dell'eredità?

Il prelievo dell'intero saldo sul conto cointestato, implica accettazione tacita dell'eredità?

Dipende.

 

La pronuncia si riferisce ad un caso particolare, anche se molto frequente,  nel quale non era in discussione la titolarità esclusiva della provvista in capo al cointestatario superstite, per cui il prelievo di dette somme non è stato ritenuto accettazione tacita dell'eredità.

 

La Cassazione, infatti, con l'ordinanza 4320/2020 prende posizione sulla natura di un prelievo di tutta la somma su un deposito di un conto cointestato, successivo al decesso del cointestatario, precisando che Il disporre di somme sul conto corrente bancario intestato a più persone,anche  aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall'art. 1854 cod. civ., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal secondo comma dell'art. 1298 cod. civ., in virtù del quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente.

 

Ne consegue che, ove il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l'altro possa, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo (cfr. Cass. n. 26991 del 02/12/2013 e n. 4066 del 19/02/2009). 

 

A fronte di tale dato, il mero probabile richiamo (implicito) della parte ricorrente alla spettanza al de cuius della metà

del saldo in base alla presunzione dell'art. 1298 cod. civ. non è idoneo a far emergere che il prelievo totale abbia rappresentato un atto che il chiamato "non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede" (art. 476 cod. civ.), non risultando in alcun modo che si sia discusso in causa chi abbia effettuato i versamenti che hanno condotto al saldo, al netto dei prelevamenti, nell'ambito di un'azione di accertamento della qualità di erede in cui l'onere probatorio dell'accettazione è a carico di chi agisce in giudizio contro il chiamato (Cass. n. 10525 del 30/04/2010); per cui rettamente la corte d'appello ha ritenuto che i prelevamenti anche dell'intera giacenza non potessero ritenersi effettuati "se non nella qualità di erede", potendo effettuarsi anche quale mero cointestatario, titolare di poteri

disgiunti verso la banca del tutto avulsi rispetto al contesto dell'apertura della successione. 

 

In tal senso, questa corte ha affermato (ovviamente nel diverso contesto di applicabilità dell'art. 1854 cod. civ. - Cass. n. 5071 del 28/02/2017) che il contratto di conto corrente bancario svolge, a differenza di quello ordinario, una

semplice funzione di servizio di cassa per il correntista, sicché, in caso di cointestazione del conto, non rileva chi dei titolari sia beneficiario dell'accredito o chi abbia utilizzato la somma accreditata (rilevante nei rapporti interni tra i correntisti).

 

Pertanto, quando una certa somma sia affluita sul conto, la stessa rientra nella disponibilità di tutti i correntisti, i quali, ex art. 1854 cod. civ., ne divengono condebitori, restando irrilevante che taluno dei cointestatari non abbia in concreto compiuto operazioni sul conto, atteso che è sufficiente, ai fini della norma suddetta, che avesse titolo per compierle. 

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