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Il pagamento di un'infrazione implica accettazione tacita dell'eredità?

Il pagamento di un'infrazione implica accettazione tacita dell'eredità?

La risposta è dipende.

 

Il caso trae origine dalla contestazione di diverse infrazioni commesse per aver circolato in zona a traffico limitato commesse dal figlio dell'intestatario del bene,  avvenute dopo il decesso del genitore e prima della rinuncia dell'eredità da parte appunto del figlio, unico erede.

 

Quest'ultimo avendo pagato alcune delle infrazioni, era stato ritenuto erede puro e semplice e condannato nei primi gradi di giudizio a pagare tutte le altre infrazioni contestate.

 

La Corte di Cassazione, tuttavia,  accoglie  il ricorso, sostenendo in primis che non possano costituire accettazione tacita dell'eredità gli atti di natura meramente conservativa che il chiamato può compiere anche prima dell'accettazione, ex art.460 c.c.

 

La Suprema Corte nella sentenza del 30.9.2020, n.20878,  ha affermato in modo costante che per aversi accettazione tacita dell'eredità non basta che un atto sia compiuto dal chiamato all'eredità con l'implicita volontà di accettarla, ma è necessario, altresì, che si tratti di un atto che egli non avrebbe diritto di porre in essere se non nella qualità di erede. 

 

Il pagamento di un debito del de cuius, che il chiamato all'eredità effettui con denaro proprio, non è un atto dispositivo e comunque suscettibile di menomare la consistenza dell'asse ereditario, cioè tale che solo l'erede abbia diritto di compiere.

 

In esso, pertanto, difetta il secondo dei suddetti requisiti, richiesti in via cumulativa e non disgiuntiva

per l'accettazione tacita (cfr. Cass., Sez. 2, Sentenza n. 497del 26/03/1965; Cass., Sez. 2, Sentenza n. 3492 del 09/11/1974; Cass., Sez. 2, Sentenza n. 14666 del 27/08/2012; Cass., Sez. 2, Sentenza n. 16315 del 2016; Cass., Sez. L, Sentenza n. 17535 del 2016).

 

In questo caso, pertanto, il fatto che fosse stata pagata la sanzione pecuniaria relativa al verbale n. 13071119207 del 19/06/2007 non può essere ritenuto accettazione tacita dell'eredità, trattandosi di un atto meramente conservativo, essendo ammesso dall'art. 1180 c.c. l'adempimento del terzo.

 

In ogni caso, trattandosi di debiti per infrazioni commesse dopo l'apertura della successione, non sarebbero nemmeno qualificabili come debiti ereditari, bensì come debiti dell'erede, il cui adempimento non può indurre a ravvisare un'ipotesi di accettazione tacita, posto che anche in tal caso ben potrebbe trattarsi di adempimento del terzo e non da parte di colui che in tal modo abbia inteso univocamente assumere la qualità di erede.

 

 Una volta esclusa la possibilità di qualificare tale pagamento quale accettazione tacita dell'eredità, emerge l'erroneità della sentenza del Tribunale nella parte in cui ha escluso che la rinuncia all'eredità avesse effetti retroattivi.

 

In realtà, il disposto dell'art. 521 c.c., la cui rubrica è intitolata "retroattività della rinunzia", espressamente prevede che chi rinunzia all'eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato.

 

Questo significa che, ai fini della soluzione della controversia, è del tutto irrilevante che le infrazioni fossero state commesse nelle more tra l'apertura della successione e la rinunzia, avendo quest'ultima effetti retroattivi.

 

Da ciò discende altresì che sul ricorrente, in quanto mero chiamato, non gravava alcun onere di provvedere  all'aggiornamento del Pubblico Registro Automobilistico, trattandosi di obbligazione propria dell'acquirente del diritto di proprietà del bene, e cioè di colui che abbia effettivamente acquistato la qualità di erede. 

 

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