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E' valido riportare nel testamento l'esistenza di un patto fiduciario?

E' valido riportare nel testamento l'esistenza di un patto fiduciario?

La risposta è affermativa, ma bisogna precisarne la portata.

 

Con la sentenza n.26988 del 26.11.2020, la Corte di Cassazione afferma che "La dichiarazione unilaterale scritta dal fiduciario (nel caso specifico, il testatore), che conferma l'intestazione fiduciaria dell'immobile, (nel caso specifico intestato formalmente solo al testatore) può essere contenuta anche in un testamento.

 

Essa non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto confermativo  del preesistente rapporto nascente dal patto fiduciario, con conseguente esonero a favore del fiduciante, (l'erede) dell'onere della prova del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria". 

 

Il caso riguardava l'interpretazione di uno scritto lasciato dal decuius, successivo al vero e proprio testamento, nel quale la Sig.ra Roberta S. proprietaria esclusiva della casa  dove abitava assieme al compagno, affermava .."nel pieno possesso delle sue facoltà, che il 50% dell'appartamento.... era  di proprietà del compagno Humberto B. ". 

 

Dopo aver dato atto della convivenza durata trentadue anni, affermava  che "tale circostanza ha fatto maturare per entrambi il diritto di entrare in possesso dell'appartamento" e la comproprietà del bene. 

 

Ebbene, la Corte di appello, dapprima ha  considerato  tale documento successivo integrante un testamento, sia per la frase "nel pieno possesso delle sue facoltà", sia per il riconoscimento del 50% della comproprietà in favore del compagno.

 

la Corte di Cassazione, invece, precisa che  tale affermazione, non fa conseguire l'attribuzione della comproprietà dell'immobile all'erede, ma solo l'impegno a trasferire attraverso  il riconoscimento di un patto fiduciario avente ad oggetto l'appartamento, il quale non necessita della forma scritta per la sua validità, ma solo per la prova, come affermato dalle  Sezioni Unite, con la recente sentenza del 06/03/2020, n.6459.

 

In pratica, il fiduciante, ossia l'erede, può far valere tale patto per farsi trasferire quella proprietà riconosciuta dal fiduciario (il testatore) all'interno del testamento.

 

 

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