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Donazione indiretta fra coniugi, quale tassazione?

Donazione indiretta fra coniugi, quale tassazione?

Interessante pronuncia della Corte di Cassazione, n.27665 del 3.12.2020, dalla quale, in realtà, si estrapolano due principi: 

-il primo, opinabile, a mio avviso, della natura di donazione indiretta di un bonifico fra coniugi, fra l'altro per una somma particolarmente importante, trasferita da marito alla moglie, la cui provvista è poi stata destinata ad un finanziamento soci in favore di una società dove non era socia la moglie, ma solo il marito.

 

-il secondo, meno opinabile, sempre a mio avviso,  relativo alla tassazione della donazione

indiretta accertata a seguito di verifica dei redditi in capo al donatario, ritenuta dell'8% per l'eccedenza la franchigia di 1.000.000,00, fra coniugi..

 

Il fatto pare sia stato l'accertamento di un trasferimento dal marito al conto della moglie per meno di 24 h 

della somma di euro 12.000.000,00, poi veicolata dalla moglie stessa, su  richiesta del fiduciante (marito)

di impiegare tale provvista come finanziamento soci.

 

Il problema giuridico-fiscale pervenuto in Cassazione è stato quello:

 

- della conferma del paradigma dell'arricchimento senza corrispettivo,  che si rinviene anche nelle liberalità diverse dalla donazione, cioè le donazioni indirette, o meglio le liberalità atipiche risultanti da atti diversi dal contratto tipico di donazione (art.769 c.c.) ma in grado di attuare, sia pure in via mediata, effetti economici equivalenti a quelli prodotti da detto contratto, senza essere soggette a particolari prescrizioni di forma (l'art. 809 c.c., infatti, non richiama l'art. 782, che prescrive l'atto pubblico per la donazione).

 

- l'applicazione dell'imposta in virtù dell' art. 56 bis con aliquota del 7% per cento per la parte eccedente l'importo di lire 350.000.000 pari ad euro 180.760,00).

 

Sul primo aspetto, si ritiene di sorvolare, poichè evidentemente non era in discussione la natura dell'atto, qualificato come donazione indiretta..

 

Sul secondo aspetto, la Corte  afferma che l' accertamento officioso della donazione indiretta prevede l'applicazione dell'aliquota unica del 7 per cento, all'epoca la misura massima prevista, ed a prescindere dal grado di parentela del beneficiario, da calcolare sulla parte dell'incremento patrimoniale dovuto alla liberalità eccedente la sopra indicata soglia di 350 milioni delle vecchie  lire, non pare più attuale sia per l'aliquota che per la franchigia, per effetto delle nuove disposizioni e, segnatamente, all'art. 2, commi 49 e 49 bis, d. I. n. 262 del 2006.

 

Ne discende che l'articolo 56-bis, comma 1, va interpretato nel senso che le liberalità diverse dalle donazioni (e da quelle risultanti da atti di donazione effettuati all'estero a favore di residenti), ossia tutti quegli atti di disposizione mediante i quali viene realizzato un arricchimento (del donatario) correlato ad un impoverimento (del donante)

senza l'adozione della forma solenne del contratto di donazione tipizzato dall'art. 769 c.c., e che costituiscono manifestazione di capacità contributiva, essendo irrilevante a tali finì la formale stipula di un atto e viceversa rilevante il fatto economico provocato dal trasferimento da un patrimonio ad un altro, sono accertate e sottoposte ad imposta

in presenza di una dichiarazione circa la loro esistenza, resa dall'interessato nell'ambito di procedimenti diretti all'accertamento di tributi, se sono di valore superiore alle franchigie oggi esistenti: euro 1.000.000 per coniuge e parenti in linea retta, euro 100.000 per fratelli e sorelle, euro 1.500.000 per persone portatrici di handicap, mentre

per i casi n cui la norma vigente non prevede franchigie (ovvero con riguardo a soggetti diversi da coniuge, parenti in linea retta, fratelli e sorelle, persone portatrici di handicap), l'imposta trova applicazione sull'intero importo della liberalità. Per le fattispecie di liberalità imponibili come sopra individuate, l'aliquota da applicare è quella dell'8 per cento, che costituisce attualmente la percentuale massima prevista dalla legge, a prescindere dal rapporto di parentela del beneficiario, così da mantenere la funzione latamente sanzionatoria contemplata dal legislatore (l'aliquota del 7% non esiste più e non appare coerente "mescolare" tra loro aliquote e franchigie vecchie e

nuove).

 

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