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Coniugi con residenze diverse, è possibile l'esenzione IMU?

Coniugi con residenze diverse, è possibile l'esenzione IMU?

La risposta data dalla Cassazione è negativa.

 

Con l'ordinanza n.28534 del 15.12.2020, la Corte di Cassazione prende posizione sull'esenzione IMU per i coniugi che abbiamo residenze diverse, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione comunale che aveva imposto il pagamento dell'imposta su quella delle due che veniva considerata come seconda casa.

 

Secondo l'orientamento espresso dalla Suprema Corte, nel caso in cui il soggetto passivo dell'ICI sia coniugato, ai fini della spettanza delle detrazioni e riduzioni dell'imposta previste per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo dall'art. 8 d.lgs. n. 504/1992, non è sufficiente che il coniuge abbia trasferito la propria residenza nel comune in cui l'immobile è situato, ma occorre che in tale immobile, si realizzi la coabitazione dei coniugi, atteso che, considerato che l'art. 144 cod. civ. prevede che i coniugi possano avere esigenze diverse ai fini della residenza individuale e fissare altrove quella della famiglia, ciò che assume rilevanza, per beneficiare di dette agevolazioni, non è la residenza dei singoli coniugi, bensì quella della famiglia (Cass. n. 18096 del 2019). 

 

Si è inoltre precisato che, in tema di ICI, ai fini della spettanza della detrazione prevista, per le abitazioni principali (per tale intendendosi, salvo prova contraria, quella di residenza anagrafica), dall'art. 8 d.lgs. n. 504/1992, occorre che il

contribuente provi che l'abitazione costituisce dimora abituale non solo propria, ma anche dei suoi familiari.

 

La Suprema Corte ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la detrazione sulla base dell'accertamento che l'immobile de quo costituisse dimora abituale del solo ricorrente e non della di lui moglie) (Cass. n. 15444 del 2017).  

 

Da ultimo, Cass. n. 4166 del 2020 ha affermato che, in tema di IMU, l'esenzione prevista per la casa principale dall'art. 13, comma 2, del d.l. n. 201 del 2011, conv. dalla I. n. 214/2011, richiede non soltanto che il possessore e il suo nucleo familiare dimorino stabilmente in tale immobile, ma altresì che vi risiedano anagraficamente (nella specie, è stata confermata la sentenza impugnata che aveva escluso che l'immobile della ricorrente potesse ritenersi abitazione principale dato che il marito, non legalmente separato, aveva la residenza e la dimora abituale in un altro comune).

 

Nel caso in esame, la CTR dell'Abruzzo, affermando che la contribuente potesse fruire dell'agevolazione fiscale pur

essendo residente in un comune diverso da quello in cui risiedeva il marito, senza espletare alcun accertamento

riguardo alla dimora abituale del nucleo familiare, non si è uniformata ai principi di diritto sopra enunciati, sviluppando argomentazioni non pertinenti rispetto alla valutazione giuridica ad essa demandata.

 

Avv. Francesco Frigieri 

 

 

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