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Trust: imposta in misura fissa?

Trust: imposta in misura fissa?

La risposta pare affermativa, almeno per quanto riguarda la fase inziale in cui si costituisce  il trust.

 

E' da tempo, infatti,  che si discute se sia  dovuta l'imposta nella fase di attuazione del vincolo:

 in particolare se  l'imposta debba essere corrisposta nella fase iniziale, ossia all'atto del trasferimento dei beni dal disponente al Trustee, oppure nella fase finale, ossia all'atto del trasferimento del fondo in Trust  ai benficari finali.

 

Con l'ordinanza della Cassazione n. 3986 del 16.2.21, la Suprema Corte  ribadisce l'orientamento, ormai prevalente, che fa scattare l'obbligo impositivo con imposta proporzionale solo nella fase finale del trasferimento dei beni dal Trustee ai beneficiari..

 

Dopo, infatti, aver premesso che  tra i "vincoli di destinazione" vanno ricondotti non solo gli "atti di destinazione" di cui all'art. 2645 ter c.c., ma anche i trust in quanto l'elemento comune di questi negozi è quello segregativo preordinato alla salvaguardia di una destinazione di determinati beni ad uno scopo o per beneficiari, la Corte evidenza che  «il trasferimento 'del bene dal "dispoente-settlor" al "trustee" avviene a titolo gratuito e non determina effetti traslativi, poiché non ne comporta l'attribuzione definitiva in capo allo stesso, il quale  è tenuto solo ad amministrarlo ed a custodirlo, in regime di segregazione patrimoniale, in vista del suo ri-trasferimento ai beneficiari del "trust": detto atto,

pertanto, è soggetto a tassazione in misura fissa, sia per quanto attiene all'imposta di registro che alle imposte ipotecaria e catastale.» (Cass. n. 975 del 17/01/2018).

 

La giurisprudenza sopra richiamata e da ritenersi consolidata ,in quanto  ha superato sia una prima interpretazione dell'art.2, comma 47, 1.286 del 2006, secondo la quale la novella evidenzierebbe «la volontà del legislatore di istituire una vera e propria nuova imposta che colpisce tout court degli atti che costituiscono vincoli di destinazione» (Cass.

Sez. 6 - 5, Sentenza n. 4482 del 2016), che quella successiva, sostenuta da decisioni di legittimità (Cass. n. 13626 del 2018; Cass. n. 31445 del 2018; n. 31446 del 2018; n. 734 del 2019) che, pur riconoscendo la non assoggettabilità - tout court - del trust alla imposta di donazione, hanno operato dei distinguo a seconda delle diverse architetture dell'istituto.

 

L'orientamento al quale la Corte di legittimità ha dato seguito (Cass. n. 1131 del 2019 cit.; Cass. n19167/2019; Cass.

n.16699/2019) è, invece, in grado di dare conto delle diverse forme di trust, apprestando una soluzione che deve ritenersi estensibile a tutte le diverse forme di manifestazione. In ogni tipologia di trust, dunque, l'imposta proporzionale non andrà anticipata né all'atto istitutivo, né a quello di dotazione, bensì riferita a quello di sua attuazione e compimento mediante trasferimento finale del bene al beneficiario.

 

 

In definitiva, è stato affermato che: - la costituzione del vincolo di destinazione di cui all'art. 2, comma 47, d.l. n. 262 del 2006, conv. in I. n. 286 del 2006, non integra autonomo e sufficiente presupposto di una nuova imposta, in aggiunta a quella di successione e di donazione; un trasferimento imponibile non è riscontrabile, né nell'atto istitutivo,

né nell'atto di dotazione patrimoniale tra disponente e trustee - in quanto meramente strumentali ed attuativi degli scopi di segregazione e di apposizione del vincolo di destinazione - ma soltanto in quello di eventuale attribuzione finale del bene al beneficiario, a compimento e realizzazione del trust medesimo. 

 

Avv. Francesco Frigieri 

 

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