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Quale tassazione al riconoscimento della quota all'erede escluso dal testamento?

Quale tassazione al riconoscimento della quota all'erede escluso dal testamento?

Interessante sentenza della Corte di Cassazione (n.16028 del 9,6.2021) con la quale viene presa posizione su una questione relativa alla tassazione della cessione di una quota di eredità all'erede pretermesso dal testatore,  il quale aveva istituito come unico erede la madre/moglie.

 

La controversia veniva poi i definita dal Tribunale, il quale preso atto che nessuna delle parti aveva richiesto di procedere alla vendita del compendio ereditario, considerate non percorribili alcune ipotesi di specifiche attribuzioni, determinava alcuni criteri di massima per l'assegnazione dei beni, ai quali le parti poi davano corso con una cessione di quote da parte dell'erede testamentaria al figlio  come riconoscimento della quota di legittima.

 

L'Agenzia delle Entrate riqualificava, la predetta cessione da negozio atipico, denominato "attribuzioni successorie a seguito del riconoscimento dei diritti di legittima", in transazione, tassabile ai sensi dell'articolo 29 del d.P.R. n. 131 del 1986 e dell'articolo 1 della Tariffa Parte I, allegata al d.P.R. n. 131 del 1987, liquidando le maggiori imposte dovute.

 

Il figlio  cessionario delle quote,  impugnava l'atto impositivo dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Mantova, denunciandone l'illegittimità e la Commissione, con sentenza n. 100/2/17, respingeva il ricorso del contribuente, ritenendo corretta la qualificazione dell'atto come transazione, con ogni conseguente effetto sul regime di tassazione applicato.

 

 Il contribuente presentava appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che, con sentenza n. 5382/25/2017, accoglieva il gravame.

 

I giudici di appello ritenevano che la comunione ereditaria tra tutti i coeredi era stata costituita con efficacia ex tunc  pertanto il contenuto dell'accordo stipulato  non rivestiva lo schema e la causa tipica della transazione, bensì lo schema di "un negozio atipico con prevalente contenuto remissorio".

 

Proposto ricorso per cassazione, l'Ufficio contestava che l'atto di transazione, stipulato il 28.12.2015, costituiva "un negozio atipico con prevalente contenuto remissorio", sostenendo che i giudici di appello avrebbero escluso la qualificazione dell'atto come transazione, sull'erroneo rilievo della mancanza di una res dubia, a causa della sussistenza di un giudicato parziale su alcune questioni controverse. 

 

La Cassazione, tuttavia, non condividerà la tesi dell'Ufficio, respingendo il ricorso,  precisando che  come il trasferimento di beni non era frutto di un acquisto a titolo oneroso a detrimento del patrimonio della parte indicata come cedente, ma piuttosto il congiunto e volontario riconoscimento da parte di tutti i contraenti che i diritti ereditari del figlio  "potessero essere tacitati e soddisfatti con l'assegnazione dei beni immobili ivi individuati".

 

Da ultimo,  altresì, evidenziava che tali diritti erano stati riconosciuti dal Tribunale  con sentenza non definitiva n.

1338/2010, il quale, sul presupposto della validità del testamento olografo,  aveva rilevato una lesione della quota di legittima spettante ai figli, sicchè, con successiva sentenza non definitiva n. 690/2012, preso atto che nessuna delle parti aveva richiesto di procedere alla vendita del compendio ereditario, aveva indicato alcuni criteri da adottare al fine della soluzione della controversia (v. ricorso dell'Agenzia delle Entrate). 

 

Ne consegue che, nella specie, sulla base dei suddetti rilievi, nessuna res dubia poteva ritenersi sussistente. 

 

Avv.Francesco Frigieri 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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