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Il cointestatario superstite di buoni postali ha diritto al rimborso dell’intera somma rispetto agli eredi?

Il cointestatario superstite di buoni postali ha diritto al rimborso dell’intera somma rispetto agli eredi?

La controversia trae origine dalla resistenza della Poste Italiane al rimborso dell’intera somma al cointestatario superstite di un buono postale, nonostante fosse prevista la clausola della pari facoltà di rimborso

 

Le Poste Italiane hanno sostenuto:

-come primo motivo che per l’art.187 d.p.r. n. 256/1989, applicabile ai libretti postali si sarebbe dovuto applicare anche ai buoni postali fruttiferi», «il rimborso a saldo del credito a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari facoltà di rimborso a due o più persone una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto».

«La ratio di questa disposizione» - ha sostenuto le Poste Italiane, «è evidente: il legislatore, in caso di decesso di uno dei cointestatari ha imposto la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto:

a)      sia per tutelare il debitore Poste Italiane da eventuali pretese degli eredi del cointestatario deceduto,

b)       sia per evitare che, in conseguenza dell'estinzione del titolo su richiesta di uno solo degli aventi diritto, cessi la sua fruttuosità ... anche in danno di coloro che non sono intervenuti alla quietanza».

 

Con il secondo motivo di censura sempre le Poste Italiane hanno sostenuto la «violazione e falsa applicazione degli artt. 1100, 1102, 1111 cod. civ.». precisando che le norme della comunione ordinaria - che si applicano «quando la proprietà di un bene, e dunque anche di un diritto di credito, spetta a più persone» pertanto nel caso di morte di un cointestatario entra in applicazione la norma dell'art. 1102 c.c.: « si rientra nell'ambito dell'appropriazione del bene comune, per legittimare il quale è necessario il consenso di tutti i partecipanti».

 

Con il terzo motivo sempre le Poste Italiane hanno sostenuto la «violazione dell'art. 48 commi 3 e 4 d.lgs. n. 346/1999 (testo unico in materia di imposta sulle successioni e donazioni») che nel disporre che, «alla morte dell'intestatario di somme depositate presso un istituto di credito, debba procedersi al blocco di qualsiasi operazione di pagamento sino a quando non sia esibita la dichiarazione di successione o sia dichiarato per iscritto dall'interessato che tale obbligo non sussiste». «Ove non si attenga a tale disposizione la banca è soggetta a sanzioni amministrative», «si tratta di un vincolo di indisponibilità della prestazione, automaticamente imposto da una norma imperativa».

 

La Corte respingerà tutti e tre i motivi, precisando che:

 

L'applicabilità dell'articolo 187 del d.P.R. numero 256 del 1989, concernente i libretti di risparmio, ai buoni postali fruttiferi, per il tramite dell'articolo 203 dello stesso decreto, sostenuta da Poste Italiane S.p.a., era da escludere.

 

 

Totalmente infondato era il richiamo alla disciplina della comunione di diritti reali e alle norme degli articoli 1102 e 1111 c.c., poiché «La conformazione dei buoni postali cointestati rinvia, in sé stessa, alla figura della contitolarità nei diritti di credito, che nulla ha a che vedere con la comunione di diritti reali.

 

Anche l'eccepita effettiva riferibilità dell'art. 48 alla fattispecie dei buoni postali non appare per nulla scontata. Si è da più parti rilevato, infatti, che, ai fini dell'imposta di successione, i buoni risultano equiparati ai titoli di stato, che come tali non rientrano nell'attivo ereditario (cfr. l'art. 12 lett. i, d.lgs. n. 346/1990). Con la conseguenza che non v'è nessun obbligo da parte del contribuente di denunziare i buoni nella dichiarazione di successione».

 

Avv. Francesco Frigieri 

 

 

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