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Quando nella successione, il coniuge superstite non può rivendicare il diritto di abitazione?

Quando nella successione, il coniuge superstite non può rivendicare il diritto di abitazione?

Interessante sentenza della Corte di Cassazione, n. 29161/21, depositata in data 20.10.2021, poichè prende in esame una fattispecie particolare, quale quella della successione della vedova, con particolare riguardo al  diritto di abitazione di cui all'art. 540 c.c., ovvero la sua liquidazione in denaro, anche perchè godeva  interamente dell'immobile da diversi anni.

 

Le Corti di merito avevano respinto entrambe le domande della vedova  e la Suprema Corte seguirà tali decisioni precisando che secondo un orientamento consolidato  (v., in particolare, Cass. n. 6691/2000, cfr. anche Cass. n. 8171/1991) l'estensione del diritto di abitazione va parametrata al bene  "di proprietà del defunto o comuni", di cui all'art. 540, comma 2 c.c., in ragione della sua stretta connessione con l'esigenza di godere dell'abitazione familiare.

 

Il legislatore, prevedendo l'ipotesi della casa comune, si è, tuttavia,  riferito esclusivamente alla comunione con l'altro coniuge, tenuto conto che il regime della comunione è quello legale e quindi presumibilmente il più frequente a verificarsi.

 

Ove comproprietario dell'immobile sia un terzo non possono verificarsi i presupposti per la nascita del diritto di abitazione, non essendo in questo caso realizzabile l'intento del legislatore di assicurare in concreto al coniuge il godimento pieno del bene oggetto del diritto; in altri termini, intanto può sorgere il diritto di abitazione, in quanto vi è la possibilità di soddisfare l'esigenza abitativa e, se questa non può soddisfarsi perché l'immobile appartiene anche ad estranei, il diritto di abitazione non nasce.

 

La Corte poi escluderà anche  che il coniuge superstite, nei limiti della quota di proprietà del coniuge defunto, possa ottenere  l'equivalente monetario del predetto diritto, in quanto si finirebbe per attribuire "un contenuto economico di rincalzo al diritto di abitazione che, invece, ha un senso solo se apporta un accrescimento qualitativo alla successione del coniuge superstite, garantendo in concreto l'esigenza di godere dell'abitazione familiare" (così la richiamata pronuncia n. 6691/2000, in diversi termini si era espressa Cass. n. 2474/1987, v. pure Cass.n. 14594/2004).

 

Infine, la Corte riconoscerà  l'indennità per l'uso esclusivo fatto dalla vedova in quanto gli altri comproprietari avevano manifestato in modo scritto la richiesta di avere un indennizzo per l'uso esclusivo dell'immobile, dimostrando di non aver tollerato l'uso altrui.

 

Avv. Francesco Frigieri 

 

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