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Quale l'imposta in caso di divisione dell'immobile in comproprietà?

Quale l'imposta in caso di divisione dell'immobile in comproprietà?

Con la sentenza n.32613, depositata il 9.11.21, la Cassazione prende in esame la tassazione dello scioglimento della comunione con conguaglio a favore di uno dei comproprietari.

 

La vicenda trae origine da una sentenza di Tribunale, la quale aveva pronunciato lo scioglimento della comunione esistente in ordine ad un compendio immobiliare per il quale il titolare della quota di 2/3, acquisiva la quota di 1/3 dell’altro comproprietario, previo pagamento di un conguaglio di oltre 100.000,00 euro.

 

Secondo l'Agenzia delle entrate, in applicazione "delle disposizioni per i trasferimenti immobiliari", precisamente del primo comma dell'art.34 del d.P.R. 131/86, si sarebbe dovuta applicare l’imposta di registro del 7%, ipotecaria del 2% e catastale dell'1%.

 

Il comproprietario liquidato della propria quota impugnava l’avviso di liquidazione   sostenendo che il conguaglio fosse soggetto ad imposta di registro dell'1% e l'adita CTP accoglieva il ricorso ritenendo che, stante la natura dichiarativa della sentenza di scioglimento della divisione, il conguaglio dovesse essere tassato nella misura indicata dalla ricorrente.

 

L’Agenzia delle entrate proponeva appello alla CTR, la quale riformava la decisione di primo grado dando ragione all’appellante.

 

Il comproprietario liquidato proponeva ricorso sostenendo che la CTR aveva omesso di esaminare il contenuto della sentenza divisionale rilevando che tutte le volte che i condividenti, sia pure destinatari di conguagli, ottengano né più né meno del valore delle rispettive quote si è in presenza di divisione dichiarativa" con conseguente "applicazione dell'imposta di registro dell'1% come espressamente prevede l'art. 8 della tariffa, parte I, comma 1 lett. C.

 

La Corte accoglierà il ricorso precisando che il conguaglio a fini dell'imposta in caso di divisione giudiziale in esito alla quale il compendio (immobiliare) comune è assegnato ad uno dei condividenti con obbligo a carico di quest'ultimo di pagare all'altro un conguaglio pari al valore della quota, deve inquadrarsi nell'art. 8 della Tariffa, parte prima del TUR -secondo cui gli atti dell'autorità giudiziaria in materia di controversie civili che definiscono anche parzialmente il giudizio, compresi i provvedimenti di assegnazione, anche in sede di scioglimento delle comunioni, sono sottoposti alle medesime imposte stabilite per i corrispondenti atti- dall'art. 3 della Tariffa, parte prima, allegata al d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131 (secondo cui gli atti di natura dichiarativa relativi a beni o rapporti di qualsiasi natura sono soggetti ad imposizione proporzionale dell'i%) e dall'art. 34, comma 1 e comma 2, del d.P.R. n. 131 del 1986 (secondo cui "la divisione, con la quale ad un condividente sono assegnati beni per un valore complessivo eccedente quello a lui spettante sulla massa comune, è considerata vendita limitatamente alla parte eccedente" ed i conguagli superiori al 5% rispetto al valore della quota di diritto, ancorché attuati mediante accollo di debiti della comunione, sono soggetti all'imposta con l'aliquota stabilita per i trasferimenti).

 

In particolare, la Suprema Corte richiamerà precedenti, quali la sentenza 20119/2012, sul richiamo alla 17866/2010, le quali avevano affermato  che "in sede di divisione giudiziale, i coeredi hanno ottenuto né più né meno che il valore delle rispettive quote ereditarie, in quanto la divisione ha proceduto prima alla determinazione delle quote ereditarie, quindi all'assegnazione degli immobili tra i coeredi ed alla divisione dei valori mobiliari, sempre secondo le quote specificate, e poi, tenuto conto del valore delle quote ereditarie a ciascuno di essi spettante, alla determinazione dei conguagli in denaro.

 

 

Neppure rileva che la somma corrisposta ai coeredi a copertura delle quote di diritto provenisse o meno dalla massa ereditaria divisa in quanto la norma invocata (art. 34 d.P.R. 131/86) non contempla la provenienza dei beni assegnati, ma soltanto il loro valore, sottoponendo alla aliquota propria degli atti di accertamento la attribuzione di beni ottenuta in sede di divisione che non superi il valore della quota di ciascun condividente, mentre le assegnazioni che non corrispondono esattamente alle quote spettanti a ciascun condividente nella comunione debbono, ai fini dell'imposta di registro, essere ritenute traslative nei limiti dell'eccedenza della quota spettante ai condividenti sulla comunione, con la conseguente applicabilità, per questa parte soltanto, dell'imposta proporzionale prevista per la vendita".

 

Avv. Francesco Frigieri  

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